L'attività libero-professionale intramuraria…strumento a disposizione del cittadino?
Intramoenia è una locuzione latina che significa all'interno delle mura della città. Solitamente è usata per indicare ciò che avviene all'interno di un edificio, o più propriamente, ciò che avviene in una comunità.
Nell'ambito del Servizio sanitario nazionale l'attività intramoenia si riferisce alle prestazioni erogate dai medici di un ospedale, al di fuori del normale orario di lavoro, che utilizzano le strutture ambulatoriali e diagnostiche dell'ospedale stesso a fronte del pagamento da parte del paziente di una tariffa. Le prestazioni sono generalmente le medesime che il medico deve erogare, sulla base del suo contratto di lavoro con il Servizio Sanitario Nazionale, attraverso la normale operatività come medico ospedaliero. Inoltre, il medico è tenuto al rilascio di fattura e la spesa è detraibile dalle imposte.
A livello nazionale, la disciplina sull’attività libero-professionale intramuraria (o legge intramoenia) è contenuta nella legge n. 120 del 3 agosto 2007. La legge vuole garantire ai cittadini la possibilità di scegliere lo specialista a cui rivolgersi per una prestazione, soggetta al pagamento di un compenso liberamente stabilito dal professionista e approvato dalla Direzione sanitaria, ma non solo; tale attività è stata più volte chiamata in causa come strumento tecnico da utilizzare per l’abbattimento di uno dei problemi più sentiti nella stragrande maggioranza delle realtà territoriali e cioè il problema delle liste di attesa.
Per il formato integrale della legge in oggetto www.camera.it
Secondo quanto previsto dalla legge, «ogni azienda sanitaria locale, azienda ospedaliera, azienda ospedaliera universitaria, policlinico universitario a gestione diretta ed IRCCS (Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico) di diritto pubblico predispone un piano aziendale, concernente, con riferimento alle singole unità operative, i volumi di attività istituzionale e di attività libero-professionale intramuraria». Per quanto riguarda le possibili situazioni di conflitto, questo è ciò che viene richiesto alle direzioni degli ospedali: «Prevenzione delle situazioni che determinano l'insorgenza di un conflitto di interessi o di forme di concorrenza sleale e fissazione delle sanzioni disciplinari e dei rimedi da applicare in caso di inosservanza delle relative disposizioni, anche con riferimento all'accertamento delle responsabilità dei direttori generali per omessa vigilanza». Infine, viene richiesto il «progressivo allineamento dei tempi di erogazione delle prestazioni nell'ambito dell'attività istituzionale ai tempi medi di quelle rese in regime di libera professione intramuraria, al fine di assicurare che il ricorso a quest'ultima sia conseguenza di libera scelta del cittadino e non di carenza nell'organizzazione dei servizi resi nell'ambito dell'attività istituzionale».
E’ stata presentata al Parlamento la relazione 2010 dell'Osservatorio nazionale per l'attività libero-professionale, istituito presso il Ministero della salute. La relazione descrive un quadro complessivo della libera professione nel Servizio sanitario nazionale e rappresenta il grado di adeguamento delle diverse Regioni alla normativa nazionale (legge n. 120 del 2007), le disomogeneità presenti e le criticità riscontrate. La relazione in oggetto risulta dall’elaborazione dei dati raccolti, da parte dell’Osservatorio, provenienti dalle Regioni e dalle Province autonome sullo stato di attuazione dell'attività libero-professionale intramuraria. Gli elementi raccolti sono stati poi sottoposti ad analisi e successivamente rapportati con i dati emersi nel corso della rilevazione condotta nel 2008. Quale completamento descrittivo del fenomeno della libera professione intramuraria, è stata condotta un'analisi sull'aspetto economico-strutturale ed uno studio sui tempi di attesa.
Di seguito la relazione dell'Osservatorio nazionale per l'attività libero-professionale: www.salute.gov.it
